Banshee Chapter

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banshee-chapter-posterPotrei aprire una nuova rubrica, stile Mai Dire Gol (per chi si ricorda): Un film, un perchè. C’è da dire che me le vado a cercare, ma  scegliendo film americani a caso sulla rete mi sto facendo una certa esperienza sulle produzioni a basso costo made in USA. Certe volte capita pure di scovare qualcosa di buono, vedi per esempio Skinwalker Ranch o Abducted, non malaccio. Non è certamente il caso di questo Banshee Chapter. Titolo che già di per sè non vuol dire un cavolo e che rispecchia bene l’andamento generale di tutto il film.

Banshee Chapter è un film uscito negli States il 12 dicembre 2013, esordio alla regia per Blair Erickson e liberamente ispirato ad una short-story di Lovercraft, From Beyond. Budget penso piuttosto limitato, ci si aspetterebbe un cast anonimo. Così non è, perchè troviamo almeno due attori di livello: Katia Winter e Ted Levine. E chi sono? Beh, la prima è la bonazza di Sleepy Hollow, Katrina, la moglie di Ichabod Crane. Piuttosto irriconoscibile in abiti moderni e capelli biondi. Il secondo attore con una grande carriera da comprimario alle spalle. Il suo curriculum può vantare titoli come Shutter Island ed Il Silenzio Degli Innocenti. In più abbiamo, seppur per poche scene, anche Michael McMillian, volto noto per la sua presenza in parecchie serie tv, tra cui True Blood. Questo lascerebbe presagire a qualcosa di buono, ma la storia a mio parere è troppo confusionaria, gli effetti speciali troppo limitati ed il risultato non è dei migliori…

Ma andiamo per ordine. Banshee Chapter parla di una droga nota come DMT19, per gli amici dimetiltriptamina, sperimentata dalla CIA in maniera bruta negli anni ’70, su ignari volontari nell’ambito del progetto MK-ULTRA. Il loro obiettivo? Onestamente non l’ho capito. Fatto sta che questi pseudo-scienziati (che operano in un bunker nel deserto del Nevada) andranno incontro a risultati totalmente inaspettati ed incredibilmente pericolosi. La droga infatti si rivela essere una specie di catalizzatore, che (senza un perchè) attira degli strani esseri, che vivono nascosti nel nostro mondo. Questi esseri, incredibilmente attenti allo stile, pensano che l’ultima moda in fatto di vestiti sia indossare (si, avete capito bene) una persona. Fantasia al potere. Questo ovviamente risulta nocivo per la persona prescelta, trattata alla stregua di un ermellino e condannata a morte certa entro tot giorni (stile The Ring).

Questo più o meno è quello che succede a James, aspirante scrittore complottaro, che sta lavorando ad un romanzo sull’argomento. Il ragazzo vuole provare sulla sua pelle l’esperienza della droga, facendo ovviamente una brutta fine. Così come il suo amico che riprendeva l’esperimento. James scompare senza lasciare traccia e la sua migliore amica, aspirante trombamica direi, Anne Roland (giornalista spregiudicata) vorrà indagare e cercare di dare una risposta alla scomparsa del ragazzo.

Katie Winter: tanta roba anche in versione lercia!

Katie Winter: tanta roba anche in versione lercia!

Sarà l’inizio di un viaggio ai limiti del paranormale, tra gite notturne nel deserto e fughe da terribili esseri. Un viaggio che riserberà alla giornalista l’incontro con Thomas, scrittore complottare tra i più in voga, un pazzo scatenato, estremamente desideroso di provare la droga incriminata.

Devo dire la verità, questa trama l’ho stilata con il senno di poi. Durante la visione non ci ho capito quasi un tubo. Sarà stata la febbre (mai guardare un horror in queste condizioni, il rischio delirio notturno è alto), ma ho trovato il film parecchio caotico, un’accozzaglia di elementi certe volte incomprensibili. I protagonisti principali di un certo livello sono affiancati da attori di quart’ordine, e si vede. Il budget limitato fa il resto, rendendo la visione piuttosto complicata.  Ted Levine ci mette del suo, parlando con un accento del sud che certe volte risulta incomprensibile. Tra una parolaccia e l’altra quello che ne risulta è un discorso più strascicato delle interviste di Mike D’Antoni. Katia Winter perde punti nel mio indice di gardimento, con una interpretazione resa difficile da un personaggio fin troppo stereotipato sull’onda dei classici protagonisti dei film horror. Anne è un personaggio stupido all’inverosimile, di quelli che ti fanno gridare: Ma cosa fai scema! Non vedi che qualcosa non va? Personalmente non gradisco molto questo tipo di condotta, fin troppo in balia della trama.

C'è pure il Dr. Zoidberg!

C’è pure il Dr. Zoidberg!

Banshee Chapter purtroppo è un film senza un perchè, senza capo ne coda. Il che è un peccato, perchè Erickson si dimostra molto capace e pieno di potenzialità (ricordiamo che si tratta di un esordio alla regia). Ottimo soprattutto l’uso delle telecamere e delle inquadrature per trasmettere tensione, un po’ meno l’uso eccessivo di porte che cigolano e sbattono (Germano Mosconi guarda giù con disgusto) e dei classici espedienti alla Paranormal Activity. Bella l’idea delle stazioni radio non riconosciute che anticipano l’avvento delle misteriose creature. Queste ultime sono riprodotte in maniera piuttosto grossolana, sempre per lo scarso e cattivo uso degli effetti speciali, che in questo caso farebbero comodo. Erickson per le scene clou sceglie di puntare sul classico spavento da colpo secco e devo dire che questo in certe occasioni riesce bene, ma in altre le apparizioni paranormali lasciano il tempo che trovano, ignorate persino dalla protagonista (che ribadisco, è stupidissima).

Finale piuttosto prevedibile, ma tutto da ridere grazie all’improvvisa comparsa di Umberto Bossi sulla scena.

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Eccolo: Il Banshee Bossi!

Questa volta mi è andata piuttosto male nello scegliere a caso film americani. Darei un 2/5 come voto, perchè alla fine non è un film completamente da buttare, soprattutto per il regista di belle speranze, che vorrei vedere presto all’opera con una storia più decente e meno caotica.

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