L’Orrore Nel Museo – H.P. Lovecraft

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la morte alataUn altro racconto preso dalla raccolta Tutto Lovecraft: La Morte Alata, quinto volume di una bella collezione edita da Fanucci a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Di questo volume fanno parte le seguenti opere dello scrittore americano, maestro della letteratura horror, precursore di quella fantascientifica e creatore di un mondo estremamente vasto, oscuro e complesso:

L’orrore Nel Museo è uno un racconto diviso in due capitoli e facente parte del Ciclo Di Cthulhu, oltre ad essere il primo di quattro racconti redatti per la signora Hazel Heald. Bisogna infatti ricordare che Lovecraft, spinto dalle difficoltà economiche, ha spesso lavorato come ghost-writer su commissione, riarrangiando opere di scrittori meno brillanti, revisionandoli o addirittura scrivendo su commissione (o donando) interamente dei racconti. Queste opere arrivano ad occupare fino al 30% degli scritti attribuiti all’autore di Providence e sono spesso zeppi di collegamenti con i racconti da lui firmati. Racconti su commissione che non escludono perciò le vicende ed i personaggi incontrati, ma anzi completano in maniera imprescindibile l’universo creato da Lovecraft.

Rhan-TegothL’Orrore Nel Museo ci presenta il singolare rapporto venutosi a creare tra il signor James e lo scultore Roger, artista della cera tanto bravo quanto macabro. Il museo a cui si fa riferimento nel titolo è proprio quello di Roger: uno scantinato umido e tenebroso, contenente mostruosità di cera terribilmente realistiche. L’artista è solito vantarsi con James delle sue scoperte riguardanti esseri malefici provenienti da un’altra era e delle sue spedizioni alla ricerca dei segni degli stessi. Proprio durante una di queste spedizioni in Alaska, Roger si imbatte nel corpo di Rhan-Tegoth,”colui che siede sul trono d’avorio“, un terrificante umanoide dotato di grosse chele, il cui aspetto è tanto terrificante da essere inconcepibile per il cervello umano. Roger è convinto di poter riportare in vita il mostro grazie ad un sacrificio di sangue, diventando il suo primo sacerdote. James ovviamente crede che sia pazzo ed accetta di passare una notte nel terrificante museo per smentire le tesi dell’artista. Sarà la scelta più sbagliata della sua vita…

Con questo racconto ecco finalmente fare la loro comparsa i Grandi Antichi di Lovecraft, esseri extraterresti che abitarono la terra milioni di anni fa e che furono adorati come dei. L’autore americano ha creato un numero vastissimo di questi esseri, ognuno con una particolare forma, ognuno più spaventoso dell’altro. Quello che più colpisce di questo racconto è certamente l’abilità di Lovecraft di riuscire a creare con le parole un senso d’ansia che aleggia perennemente per tutto il secondo capitolo. Maestro del brivido come pochi, dotato di una immaginazione ai limiti dell’impossibile, Lovecraft si pone come uno degli autori più capaci di fare paura. Una paura che non è solamente figlia dell’ansia, ma anche della scoperta. Diversamente da quanto accade spesso, infatti, in questi racconti i protagonisti sono più terrorizzati dalla scoperta della verità sulle loro paure, che dall’immaginarsele. Questo conduce il lettore attraverso una spirale di terrore sempre crescente, fino al finale che, come al solito, lascia aperta più di una interpretazione.

 

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