Misery – Stephen King

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Centesimo articolo nella breve vita di questo blog. Casulamente l’onore cade su un ottimo cavallo, che riassume alla perfezione il genere di libro che più amo: Misery di Stephen King. Come detto più volte in passato mi ero avvicinato solo sporadicamente alle opere di questo autore, ultimamente però sono caduto pesantemente nel suo raggio d’attrazione gravitazionale, cominciando (con molta pazienza) ad immergermi completamente nel suo repertorio. Novembre è stato per me un mese di pausa dalle opere di King, mi sono infatti buttato su autori di genere simile (per esempio Dan Simmons, L’Estate Della Paura) e thriller come Polizia di Jo Nesbo o Il Richiamo Del Cuculo della Rowling. Passa il tempo ed il bisogno di una buona dose di Stephen King diventa impellente, così inizio a leggere questo Misery (1987), la cui storia mi era già nota (anche grazie al famosissimo film Misery non deve morire del 1990) ma che non avevo mai pensato di cominciare. Meglio tardi che mai, come al solito. Un libro che ogni appassionato della suspance e del brivido dovrebbe leggere. Uno psicothriller angosciante e capace di tenere il lettore col fiato sospeso per gran parte delle sue pagine. Stephen King si conferma un artista del DEVO, concetto da lui stesso proposto in questo libro e che mi pare molto azzeccato: il bisogno di continuare a leggere, per sapere come andrà a finire. Concetto che dovrebbe essere alla base di ogni buon thriller. Un libro particolare per Stephen King, dato che non è possibile ritrovare alcun elemento sovrannaturale. Non un caso che inizialmente dovesse uscire sotto lo pseudonimo di Richard Bachman.

misery-cover-stephen-kingTrama: Paul Sheldon, famoso scrittore americano, si risveglia in un letto con le gambe spezzate e un dolore terribile in tutto il corpo. Al suo capezzale trova Annie Wilkes, che si presenta come sua ammiratrice numero uno e rivendica di averlo salvato da un terribile incidente, dovuto ad una  tormenta di neve. La situazione risulterà subito chiara a Paul: la donna è completamente matta. Vero, ha salvato la vita allo scrittore, ma ora lo tiene imprigionato in una piccola stanza di una casa dispersa tra le montagne del Colorado, invece che portarlo in ospedale per fornirgli cure adeguate. Paul è bloccato a letto dal dolore alle gambe e dalla dipendenza che ha assunto per il pesante antidolorifico di cui Annie lo imbottisce.

La donna nel frattempo è impegnata a leggere l’ultimo libro del suo scrittore preferito, appartenente alla serie Misery, personaggio sdolcinato per cui Annie va letteralmente matta. Piccolo particolare: Paul ha deciso di dare una svolta alla sua carriera e di eliminare Misery al termine del suddetto libro. Scelta che troverà Annie in “lieve” disaccordo.

La carceriera inizierà ad abusare del suo ospite, sottoponendolo a decine di piccole e grandi torture, con un unico obiettivo: costringerlo a scrivere un nuovo libro, che riporti in vita Misery e che sia il migliore della serie. Un libro dedicato alla stessa Annie, fan numero uno di Paul e Misery.

Tra i due inizierà un particolare rapporto che evolverà continuamente durante i mesi di prigionia. Paul si butterà a capofitto nel nuovo romanzo (Il ritorno di Misery) unico mezzo di evasione da quella casa impenetrabile e unica reale possibilità di prolungare la sua vita. Attenzione però, mai sottovalutare la pazzia di Annie Wilkes…

Un libro che parte al rallentatore e che mi è risultato un po’ pesante per la prima cinquantina di pagine. Una storia incentrata su due soli personaggi, ambientata in uno spazio ristretto. King riesce però nell’impresa: far decollare il romanzo ed abbellirlo con un livello di suspance esagerato. La storia viene scritta in un periodo particolare della vita dell’autore, il quale scriveva imbottito di droghe ed alcool. Un fatto che riaffiora molto spesso in questo romanzo, soprattutto nella situazione di Paul. Impossibile non scorgere l’autore nelle parti riguardanti il lavoro di Paul come scrittore, nei segreti del mestiere e nelle bellissime citazioni riguardanti lo scrivere romanzi e le relazioni con pubblico e critica.

Inizialmente la storia venne concepita come un racconto, in cui Annie costringeva il suo prigioniero a scrivere un libro per poi rilegarlo con la pelle stessa dello scrittore. Successivamente però Misery prese contorni ben più ampi, arrivando a costare all’autore ben 2 anni di lavoro. Questo proprio per la complessità dei due personaggi ed in particolar modo di Paul, nel quale King riversa chiaramente parte di se stesso.

Un libro che, per gran parte del suo corso, ci presenta solamente due personaggi, ma che sorprendentemente è pieno di dialoghi. Discussioni che non coinvolgono solamente Paul ed Annie, ma che in molti casi si svolgono completamente nella testa dello scrittore. La sua situazione di semi immobilità non lo spinge verso la pazzia, come auspicabile, ma verso ordinati pensieri di vendetta e di produzione letteraria. Paul s’impegna con tutto se stesso nella stesura del romanzo, unica possibilità di evasione. Le vicende principali sono inframezzate da estratti più o meno lunghi, direttamente presi dal Ritorno Di Misery, una storia nella storia, sulla quale è facile trovare il riflesso delle vicende che scuotono Paul Sheldon e dello stato d’animo momentaneo in cui versa Annie Wilkes (la quale scivola molto velocemente da una inquietante allegria alla più cupa depressione). Dunque riassumiamo: Stephen King scrivendo Misery trasferisce parte di se nel personaggio di Paul Sheldon. Paul Sheldon, scrivendo Il Ritorno Di Misery, trasferisce nella storia le sue vicende ed i suoi stati d’animo. Geniale.

Una trama piuttosto semplice, ma riprodotta in maniera fantastica. Interessantissimo il rapporto careceriere/carcerato. Scordatevi la Sindrome Di Stoccolma, che va tanto di moda in questi casi. Paul odia ferocemente Annie. Un odio tanto forte da tenere pressochè sveglio lo scrittore, sempre sull’attenti, in cerca del momento giusto per farla pagare alla sua aguzzina. Annie invece è completamente fuori di testa, in grado di passare da uno stato d’animo all’altro in un millisecondo. Pazza, ma non stupida. Crudelmente intelligente, con un terribile passato di serial killer e tante geniali idee su come rendere un inferno la vita al suo ospite. Perfette le scene inserite da King per movimentare un po’ il racconto, in particolare quelle riguardanti le due operazioni o quella del topolino.

Il punto forte è però dato dalla suspance e dal crescente bisogno di scoprire come va a finire. Misery è un diesel. parte piano, ma le sue performance migliorano costantemente, fino ad arrivare al finale eccezionale. Finale da leggere tutto d’un colpo, col fiato sospeso. Uno dei migliori che mi sia capitato di leggere. Il lettore può tirare un respiro di sollievo solo con le ultime righe. Veramente ben fatto. Aggiungiamo a questo molte citazioni interessantissimi ed avremo un libro di livello eccellente.

Misery non deve morire, film diretto da Rob Reiner e risalente al 1990, rappresentò un vero e proprio successo. Soprattutto per Kathy Bates, vincitrice di Oscar e Golden Globe per l’eccezionale interpretrazione di Annie, creando un vero e proprio personaggio di culto. Da vedere.

Ultima considerazione: nel libro è presente una citazione a Shining, ma io non l’ho trovata. Qualcuno mi può aiutare?

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