Ring – Koji Suzuki

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Polish BookDa un sacco di tempo andavo in cerca di Ring, romanzo che ha ispirato l’omonimo film giapponese del 1998 ed il ben più conosciuto The Ring americano del 2002 (oltre che un film coreano, The Ring Virus, e molti altri film ad essi collegati). Dovete sapere che The Ring fu uno dei miei primi film horror e, visto che il primo terrore non si scorda mai, ho sempre desiderato mettere le mani sul romanzo originale di Koji Suzuki. Non so precisamente cosa mi sia aspettato per tutto questi anni, ma la lettura di questo Ring è stata veramente un’esperienza particolare ed inaspettata. C’è una videocassetta, c’è un pozzo, c’è una maledizione (morirai tra sette giorni…) e c’è un poveraccio costretto a risolvere un enigma per spezzare la catena di morti ed aver salva la vita. Le similitudini con il film del 2002 finiscono probabilmente qui. Ci sarà forse tempo (e sicuramente centinaia di persone l’avranno già fatto) di analizzare le differenze tra le due versioni. Quel che voglio trasmettere con questo articolo è la mia sorpresa nello scoprire la vera natura di questo romanzo, in modo da invogliare i tanti che ancora ricordano Samara ad immergersi nella lettura e riscoprire questa storia così originale e particolare.

Onestamente? Mi sarei aspettato un libro più terrorizzante. La forza di questo Ring non sta nel ricreare atmosfere lugubri (comunque presenti, soprattutto nella parte iniziale ed in quella finale), ma nel saper alternare queste atmosfere a momenti di vera e propria urgenza. La corsa contro il tempo di Asakawa (il protagonista è un uomo) diventa la nostra corsa contro il tempo. La storia di Sadako (non Samara) diventa la nostra prima preoccupazione. Suzuki riesce a trascinare il lettore in questo clima di urgenza e a coinvolgerlo pienamente nella storia. Per questo e altro non esito a definire Ring come uno dei romanzi horror che gli appassionati del genere non possono assolutamente perdersi. Non aspettatevi però di andare a leggere quello che avete visto al cinema o in televisione. Le differenze restano sostanziali non solo nella trama, ma anche nei personaggi e nella cultura di fondo. Ring è un romanzo giapponese e come tale attinge da una tradizione estremamente differente da quella di matrice occidentale. Questo si riflette nella scelta delle atmosfere, nelle tempistiche, nelle dimensioni, nel ruolo dei personaggi (in particolar modo femminili), nel linguaggio ed in tante altre piccole cose. I giapponesi ed i coreani hanno una comunque una grande tradizione per quanto riguarda il genere horror e molto spesso hanno ispirato i produttori occidentali. Questo approccio diverso sembrerà perciò familiare a molti e risulterà gradito ai più. Non dimentichiamoci inoltre che il romanzo è datato 1991. Leggere Ring non significa soltanto compiere un salto in un’altra cultura, ma anche imbarcarsi in una macchina del tempo. Che poi, forse, una storia come questa stonerebbe in un’ambientazione dei giorni nostri: riuscite ad immaginare che casini avrebbe combinato Sadako/Samara con Youtube e la diffusione massiva tramite social network?

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