Il Ritorno Del Naufrago – François Garde

Il Ritorno Del Naufrago – François Garde 4.00/5 (80.00%) 1 vote

9788863806588_il_ritorno_del_naufragoTra una partita dei mondiali e l’altra riesco a buttarmi tra le pagine di questo romanzo d’esordio del francese François Garde, vincitore del  premio Goncourt per l’opera prima e romanzo rivelazione in patria con 130.000 copie vendute, distribuito in Italia da Corbaccio. Un genere che solitamente evito, ma che riabbraccio voglioso di staccare per un attimo da thriller e compagnia bella. François Garde così mi spedisce ancora una volta (vedi L’Ufficiale E La Spia di Robert Harris ) nella cultura francese di fine ‘800, anche se in tutt’altro contesto rispetto al bel romanzo storico citato poco fa.

Un romanzo davvero particolare, scritto a metà tra un classico d”avventura ed romanzo epistolare, ma che per lunghi tratti si legge come un thriller. Scorrendo le pagine si alternano costantemente due linee temporali: i capitoli dedicati alle difficili vicende di Narcise Pelletier (che prendono tempo intorno al 1850) ed il resoconto di un aspirante Geografo e scienziato diciotto anni più tardi.

Le prime sono raccontate in terza persona e vedono come protagonista il mozzo francese Narcise Pellitier, dimenticato dalla sua nave su una spiaggia del nord-ovest dell’Australia, continente ancora quasi del tutto inesplorato ed abitato da selvaggi dagli usi e costumi ignoti. L’uomo bianco sfrutterà proprio il loro aiuto per salvarsi da morte certa ed imparerà, come un bambino, a sopravvivere in una terra tanto diversa da quella della sua origine, scordando a poco a poco la sua vera identitàe mischiandosisempre più con la cultura indigena.

Diciotto anni più tardi, un bizzarro selvaggio bianco viene catturato da un’altra nave di passaggio. Ricoperto di tatuaggi ed incapace di esprimersi correttamente in qualsiasi lingua sconosciuta. Venendo identificato come francese (dato il suo maggior interesse per la lingua d’oltralpe) viene affidato alle cure di un personaggio ancor più bizzarro: un nobile francese, esploratore fallito ed aspirante geografo. Questo narratore quasi comico ci narrerà dell’esperimento che prevede lo studio di Narcise ed il suo reinserimento nella società.

Un’amicizia molto particolare, che si rivelerà purtroppo non troppo genuina. Octavie (lo scienziato) è interessato esclusivamente a guadagnare prestigio come uomo di scienza, facendosi così accettare nel club della geografia (al cui presidente sono indirizzate le lettere che leggiamo). La sua massima aspirazione è quella di dare il suo nome ad un continente, ad uno studio o ad uno strampalato teorema. Egli però prende seriamente a cuore la vicenda del selvaggio bianco e decide di darsi da fare per procedere come ritiene meglio, ovvero tentare un disperato reinserimento nella società. Sarà veramente la scelta giusta?

Garde ci presenta un ambizioso confronto tra due modi di vivere, lasciandoci liberi di compiere una scelta, ma facendo fare fin troppo spesso la figura dell’idiota al povero Visconte Octavie. L’autore punta spesso il dito sulle esigenze non indispensabili di una società che si sta velocemente evolvendo verso quella moderna. Una società dove conta più l’apparenza della sostanza e dove il pensiero fisso è piacere e non sopravvivere. Il naufrago Pelletier mette tutto in discussione, spingendo anche il suo tutore a delle sporadiche riflessioni, subito arenatesi sulla presunta superiorità dell’uomo bianco e del suo modo di vivere. Molto bello anche il finale: Garde infatti non si complica la vita andando a chiudere la sua storia con un finale scontato, ma lascia il beneficio del dubbio. Una scelta molte volte banale, ma non in questo caso. Il lettore può scrivere da se il suo finale, in base alle sue considerazioni maturate durante la lettura.

Lettura non troppo semplice, fatta di molte riflessioni, anche sconclusionate e complesse, ma che comunque risulta abbastanza scorrevole, anche grazie al restringersi delle dimensioni dei capitoli con l’avanzare delle pagine. Tecnica molto usata, che da l’idea di un ritmo in ascesa, nonostante questa resti solo un’impressione.

Non propriamente il mio genere, ma devo dire che la lettura mi è piaciuta e consiglio questo romanzo d’esordio di Francois Garde anche a chi, come me, ama maggiormente thriller, horror e simili.

About recenslibri