Uscita Per L’Inferno – Stephen King (Richard Bachman)

Uscita Per L’Inferno – Stephen King (Richard Bachman) 3.50/5 (70.00%) 2 votes

king infernoDopo essermi buttato su Carsten Stroud e Sebastian Fitzek decido di tornare al vecchio e caro Stephen King, che sto riscoprendo in questo periodo leggendone (o rileggendone) i romanzi. Questo giro mi è capitato tra le mani Uscita Per L’Inferno, titolo originale  Roadwork, pubblicato nel 1981 sotto il nome di Richard Bachman, pseudonimo usato da King per firmare questo ed altri 6 romanzi tra il 1977 ed il 2007. Come in altri romanzi pubblicati con questo nome non troviamo elementi sovrannaturali, ma una storia verosimile che si incentra sulle esperienze di un essere umano, sconvolto da grandi traumi e in cerca di risposte dal mondo. Lo stile ne risulta sicuramente più realistico e diretto, con meno suspance e tensione, ma forse con una rappresentazione più cruda della realtà.

George Dawes è un uomo di mezza età che vive solo con la moglie Mary dopo la morte del figlio Charles, a causa di un tumore al cervello. George sembra condurre una vita normale, con un profiquo lavoro in una lavanderia, ma in verità non è mai riuscito, a differenza della moglie, a superare il trauma e comincia pian piano un percorso che lo porterà alla pazzia.

Il fragile equilibrio mentale dell’uomo verrà messo a dura prova quandoverrà a sapere che, a causa di un inutile prolungamento dell’autostrada, sia il suo amato luogo di lavoro, sia la casa in cui abita (in cui conserva tutti i ricordi del piccolo Charles) dovranno essere demolite. George (tormentato dall’alcolismo e da una doppia personalità) comincerà a elaborare un piano folle che lo porterà direttamente all’inferno, dapprima inconapevolmente, in seguito ben conscio delle conseguenze delle sue azioni.

Uscita Per L’inferno è un titolo che apprezzo molto di più del banale Roadwork originale. L’intero libro può essere letto infatti come una discesa sempre più veloce del fragile ma burbero George attraverso gli inferi della pazzia e della disperazione, fino ad arrivare al punto di non ritorno. L’intera vicenda si dispiega nell’arco di 3 mesi, da novembre 1973 a gennaio 1974 fino al giorno previsto per lo sfratto. Questa strada verso l’inferno viene scandita sempre in maniera inequivocabile dalle date che fanno da titolo ai capitoli. L’epilogo è abbastanza scontato (se non come forma almeno come contenuto) fin dalle prime pagine, perciò ci troviamo ad essere spettatori della sempre più concitata rovina di George.

Non è stato facile (almeno per me) trovare simpatia per il protagonista, fin troppo sconvolto psicologicamente per avere un qualcosa di eroico o ribelle. Un uomo che ha tutte le possibilità per tornare sulla retta via procede invece a centoventi chilometri orari verso la rovina, rischiando di trascinare con se le persone che cercano di aiutarlo o che si trovano loro malgrado coinvolte. Questo è il mondo reale, non è facile trovare gente disposta a fare il supereroe, se Le Notti Di Salem fossero state scritte da Bachman probabilmente il protagonista se la sarebbe battuta a gambe di fronte ai vampiri. George in fondo al cuore è una brava persona, e questo lo si capisce fin dalle prime pagine, che però purtroppo rimane schiacciato dal peso della vita e non riuscirà mai a trovare l’aiuto necessario per rialzarsi. Ciò non vuol dire che il personaggio di George alla fine non risulti ben fatto, quantomeno per lo scopo che King si era prefissato: un soggetto perfetto per lo stile realistico a cui ho accennato in precedenza. La parte finale del libro depone totalmente a suo favore, con l’epilogo della sua vicenda che si svolge in una ventina di concitatissime pagine che il lettore divorerà in pochi minuti, con il già citato punto di non ritorno già superato da un pezzo.

Tra i personaggi importanti troviamo senza dubbio la moglie Mary, incolpata dal marito di essersi subito messa alle spalle la vicenda del figlio morto. La donna non è mai stata innamorata di George e ha sofferto molto nella vita, perdendo non uno, ma due figli e trovandosi sposata quasi per caso. Però tiene molto a suo marito e gli vuole bene, arrivando a sentirsi tradita quando questo imboccherà con decisione la strada a otto corsie per la pazzia. Cercherà anche di aiutarlo, ma senza troppa convinzione e probabilmente le si può rimproverare tanto. Ciònonostante non la considero un personaggio negativo, anche lei è una vittima degli eventi e della strada intrapresa dal marito.

Salvatore Magliore, mafioso di chiare origini italiane, rappresenterà invece il mezzo con cui George riuscirà a compiere le sue azioni. Un uomo che risulta magneticamente attratto da George e dalla sua storia, ma non lo aiuta e non lo sprona a smettere, anzi. Si diverte a canzonare il protagonista, quasi sfidandolo, e alla fine accetta di dargli un passaggio verso il tragico epilogo andando a spacciarsi quasi per un amico. Contrapposto (ma non troppo) a Magliore troviamo Drake, un prete che ha abbandonato la toga e che cerca di aiutare il prossimo con ben poco spirito ed entusiasmo, anch’esso schiacciato dal peso degli eventi e dalla speranza persa già da tempo. Ultimo appiglio cercato da George non riuscirà nemmeno in questo caso a riscattarsi.

Infine Olivia, giovane e disillusa autostoppista diretta a Las Vegas. Una ragazza apparentemente senza speranza, persa tra droga e prostituzione. George la incontrerà in cerca di un passaggio e la ospiterà per due giorni a casa sua, instaurando un rapporto molto particolare, in cui si mescolano attrazione sessuale e protezione paterna. La ragazza sarà forse l’incontro più importante di George durante l’arco della narrazione, nonostante l’abbia conosciuta solo per poche ore.

Il libro come al solito è ben scritto e le fasi descrittive sono molto elaborate ed interessanti. Stephen King si conferma un maestro nel tirar fuori un romanzo da una storia poco sostanziosa, impolpandola per bene di elementi e vicende secondarie che comunque appassionano il lettore. Devo dire però che in molte parti lo stile di questo bachman mi ha spiazzato. Aspettandomi la solita violenza e la tensione alla King (anche fuorviato da una copertina a dir poco inattinente) mi sono trovato di fronte a qualcosa di molto diverso. Una sorpresa non del tutto negativa, ma in certe parti riflessive o ripetitive mi sono un poco annoiato.

Nota positiva: il libro contiene un mucchio di citazioni interessanti su vari temi: l’interesse dello stato per il cittadino, l’accessibilità troppo elevata alle armi in america, il rapporto dell’uomo con la morte e la religione, lo sdoppiamento di personalità, la depressione e le droghe, un matrimonio infelice e la prospettiva di un divorzio, ecc… Provvederò a breve a raccogliere quelle secondo me più significative nella sezione citazioni del blog!

Riassumendo: un libro inaspettato che potrebbe piacere oppure no, ma che probabilmente lascerà spiazzati i fan dello Stephen King classico. Certe parti non proprio vivissime inducono alla noia, ma il finale è molto bello e concitato. Insomma, senza infamia ne lode. Se volete restare fedeli a King ma cercate qualcosa di diverso questo libro fa per voi.

 

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